Brexit

Brexit: ricordiamo che l’obiettivo è un accordo

Per gli stranieri che ormai vivono da molto tempo sul suolo del Regno Unito, la Brexit è stato un duro risveglio o forse un incubo ad occhi aperti. Molte le domande. Poche le risposte. In primis ci si chiede quale sarà la sorte di tutti coloro che, seppur non inglesi di nascita si sentono inglesi di adozione. Quali diritti verranno loro garantiti?

Inaspettatamente ad ergersi difensori dei diritti degli oltre 3milioni di stranieri che vivono oltre Manica, sono stati i Lord inglesi. La Camera Alta del parlamento di Westminster ha votato 358 a 256 per concedere a tutti gli stranieri, compresi circa mezzo milione di italiani, il diritto incondizionato di rimanere a tempo indeterminato in questo paese anche dopo la Brexit. La richiesta al Governo non è stata di un’azione immediata e unilaterale ma che entro tre mesi dal lancio della Brexit vengano formulate proposte su come proteggere gli europei e le loro famiglie.

Cosa accadrà adesso? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su tutta questa situazione spinosa che tiene insonni molti stranieri.

Partiamo dal funzionamento del Parlamento inglese. Si compone di due Camere, la Camera dei Comuni, o Camera Bassa, i cui menbri vengono eletti democraticamente dal popolo britannico, e la Camera del Lord, o Camera Alta, i cui menbri, a seguito della riforma del governo laburista di Tony Blair sono tutti di nomina governativa. Questo ha fatto sì che la Camera dei Lord sia diventata nel giro di vent’anni una sorta di “camera dei saggi”, i cui membri sono grandi esperti in tutti i campi del sapere umano: scienziati, docenti universitari, ex-leader politici di primo piano o grandi avvocati.

Brexit

Il divorzio dell’Inghilterra dall’Europa avverrà con l’applicazione del tanto discusso articolo 50 del Trattato di Lisbona. Ma cosa significa esattamente e cosa comporta? L’articolo 50 dice che ogni stato membro può decidere di ritirarsi dall’Unione europea conformemente alle sue norme costituzionali.

Se decide di farlo, deve informare il Consiglio europeo della sua intenzione e negoziare un accordo, stabilendo le basi giuridiche per un futuro rapporto con l’Unione europea. L’accordo deve essere approvato da una maggioranza qualificata degli stati membri e deve avere il consenso del parlamento europeo.

Vorremmo porre l’attenzione sul fatto che i due anni di tempo, prorogabili su richiesta delle parti in causa, servono proprio per raggiungere un accordo, che per definizione è l’incontro di volontà per cui due o più persone convengono di seguire un determinato comportamento nel reciproco interesse. Serve a fare in modo che questa scissione politica o meglio conosciuta come “divorzio” comporti meno problemi possibili e garantisca a tutte le sue parti le dovute tutele.

La tavola delle trattative, conseguenza dell’ormai votata separazione da Bruxelles è tutta in divenire ma non dimentichiamo che l’obiettivo è un accordo, non una deportazione di massa di tutti i cittadini europei, ormai stranieri, residenti in Inghilterra. Una prima battuta d’arresto alla Brexit è stata inflitta dalla Camera dei Lord, dimostrando una notevole sensibilità al tema dei diritti degli stranieri. Nei momenti di sconforto ricordiamoci quindi che l’obiettivo è un accordo.

Post Author: Soraya Pedone

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