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Cosa sarà di Londra dopo la Brexit

Londra è una grande capitale grazie all’immigrazione, quasi 9 milioni di cittadini sono immigrati in questa città e contribuiscono alla sua grandezza. Cosa succederà con l’arrivo della Brexit? Cosa effettivamente cambierà per i londoners?

Nel contesto europeo Londra possiede un ruolo dominante, la sua uscita dall’Unione Europa avrebbe un bell’impatto economico. Ora come ora è un porto accessibile, conveniente, aperto e collegato perfettamente con ogni altra città d’Europa.

Prima del referendum per la Brexit è stato pubblicato uno studio sui posti di lavoro a Londra: la scorsa estate risultavano 235mila nuovi posti di lavoro altamente qualificati tra il 2014 e il 2015, con dirigenti proveniente da un numero di paesi europei superiore a qualsiasi altra città.

La Brexit ha causato differenti scelte da parte delle società: da una parta Google, Facebook, Amazon, Apple e Snapchat hanno deciso di creare proprio qui a Londra le loro nuove sedi, donando tantissimi posti di lavoro specializzati nelle nuove tecnologie e skills, dall’altra parte si rischia la fuga della compagnie dal mercato, dalle compagnia assicurative alle imprese edilizie. Non converrà più avere la propria base operativa a Londra, molte compagnie internazionali vorranno cambiare dato che i “passport rights” (una specia di regime speciale in accordo con L’U.E.) che facilitano le attività cross-border con l’utilizzio di una sorta di passaporto, saranno cambiati. Anche gli investitori troveranno meno attraente investire in UK e, per esempio nelle sue Start-up, che erano diventate un nuovo vanto per la capitale inglese, “nido per giovani imprenditori”.

Perciò nel futuro delle Start-up probabilmente ci saranno città come Berlino o Parigi, piazze emergenti per l’imprenditoria innovativa.

Ovviamente anche la Borsa risente del SI’ all’uscita dall’Unione Europea, gli effetti sono tangibili e questo clima di incertezza non rende le cose più semplici.

I sostenitori della Brexit ritengono che uscendo dall’Europa il Regno Unito avrà finalmente la sua possibilità di diventare un centro globale, rimanendo ugualmente un’attrattiva nonostante la chiusura. Un ragionamento ambiguo in quanto Londra è diventata ciò che per merito dell’immigrazione. A dirlo forse è quella fascia di ricchi che crede in una Londra come “città per ricchi” e paradiso fiscale.

Cosa diventarà la City?

I negoziatori della Brexit della commissione europea devono trovare un accordo “praticabile” con il governo May per proteggerela City, ne va delle economie dei restanti Stati membri.

I servizi finanziari con sede a Londra rappresentano il 40%  del patrimonio in Europa e il 60% delle attività dei marcati dei capitali. Le sedi bancarie nel Regno unito forniscono miliardi di sterline dei crediti verso gli Stati membri dell’Unione Europea.

L’escusione del principale centro finanziario europeo dal mercato potrebbe avere conseguenze in termini di occupazione e crescita dell’ Unione Europea.

E’ stato suggerito che il Regno Unito potrebbe accettare una proposta della Commissione per un “meccanismo di risoluzione doppia controversie imposizione”, in cui le imprese e gli individui dovrebbero avvalersi di un organismo paneuropeo se fossero tassati sugli stessi utili da parte di più corpi di reddito nazionali.

Dal punto di vista di chi ha votato sì c’è quindi il pensiero di una Londra nuova regina dei mercati, dal punto di vista di chi non è d’accordo con la Brexit c’è la visione di fine del dominio sul mercato. Per non trattare poi delle stime che sono state fatte in merito al numero di posti di lavoro che andrebbero persi. Molti impiegati della City stanno pensando di espatriare o ricevono offerte di lavoro prestigiossime da parte delle grandi città europee ottime in tema di finanze, come Parigi o Francoforte.

Chi potrà prendere il posto della City?

Milano desidera ardentemente entrare in campo e diventare un distretto finanziario in grado di prendere le veci di Londra. Tutto è in fermento per il road-show, incontri per la serrata comunità finanziaria per convincere la City a trasferirsi a Milano.

Il prossimo passo lo deve fare il Governo, bisogna dare concretezza giuridica all’ambizione di porsi come distretto: i parlamentari chiedono che l’esecutivo agisca in fretta e con esso si muovano università, società civile e imprese.

Dal punto di vista fiscale, con la legge di Bilancio sono già state introdotte novità interessanti per il mondo di manager e finanzieri che ruota intorno alla City, basti pensare alla tassazione ridotta sul 50% dell’imponibile o forfettaria a 100mila euro per coloro che portano la residenza in Italia. Anche dal punto di vista giuridico, con l’arbitro per le controversie finanziarie di Consob si accelera il contenzioso tra operatori e clienti, mentre creando il distretto finanziario anche le liti tra operatori potrebbero essere risolte in sede di arbitrati europei garantiti dal diritto britannico (al quale la comunità finanziaria è più avvezza).

Il comitato Select Milano sfrutterà la Brexit per questa convergenza di interessi. I ricavi e gli utili dell’ Eurocleaning rimarrebbero sempre al London Stock Exchange, mentre in Italia arriverebbero indotto e opportunità di lavoro (sono stati calcolati ben 10mile nuovi posti di lavoro).

 

Post Author: Giulia Livia

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