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Non solo mimose: Donne, Lavoro e Glass Ceiling

Con auguri, mimose e manifestazioni, ieri abbiamo celebrato l’International Women’s Day, l’ormai abituale Festa della Donna. Tuttavia, la relazione tra donne e mondo del lavoro è ben lungi dall’essere rose e fiori.
Lo dimostra il nuovo rapporto annuale sul “Glass-ceiling index“, stilato da The Economist.

L’espressione “Glass-ceiling”, letteralmente “soffitto di cristallo”, si utilizza in situazioni dove l’avanzamento di carriera di una persona viene ostacolato da discriminazioni sul posto di lavoro (razzismo, sessismo e classismo). In particolare, il termine è stato adottato nella dialettica neo-femminista per riferirsi alle barriere che il genere femminile deve superare per raggiungere professioni di alto livello, e non solo.

L’approfondimento del settimanale britannico mette a confronto, ad oggi, i dati di 29 economie avanzate e considera fattori oggettivi come il livello di istruzione, la partecipazione nel mercato del lavoro e nella politica, la rappresentanza nei consigli aziendali, la retribuzione, i sussidi per la cura dell’infanzia, e i periodi di maternità e paternità concessi per legge.

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Fonte: The Economist, 8/03/2017

Nell’area OCSE, nonostante un incremento degli interventi istituzionali, la disparità di partecipazione e trattamento economico tra uomini e donne è ancora evidente: guardando alla media tra i vari Paesi, dal 2005 la partecipazione femminile è cresciuta appena del 3% , mentre le lavoratrici continuano a guadagnare circa il 15% in meno rispetto alla controparte maschile (a parità di mansione e istruzione).

La situazione in Italia è in miglioramento rispetto a dieci anni fa. I punti dolenti rimangono la percentuale di ingresso nel mondo del lavoro (20,5% inferiore rispetto agli uomini), la presenza in posizioni manageriali (26,6%) e l’assenza di sussidi economici fissi per la cura dell’infanzia, uniti a scarse concessioni per i periodi di paternità.

Tuttavia, il Bel Paese offre una situazione più promettente rispetto a quella Britannica. Per il Regno Unito, i settori più problematici sono il gap retributivo (16,9%, mentre in Italia è il 5,6%), il periodo insufficiente di maternità pagata (12,2 settimane/anno, 25,2 per l’Italia) e l’insostenibilità dei costi per la cura dell’infanzia (oltre il 45% sulle spese totali, Italia non classificata).

Serve ricordare, inoltre, che questo studio considera soltanto i Paesi più ricchi, da cui reperire dati esatti e nei quali sono presenti, in diversa misura, delle politiche attive.

Se guardassimo alla situazione globale, il livello di disparità di genere non soltanto sarebbe più elevato, ma risulterebbe anche più incisivo sui fattori di divario economico delle Nazioni in via di sviluppo.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui, in occasione dell’8 Marzo, in milioni si sono uniti all’iniziativa #ADayWithoutWomen, con manifestazioni a livello globale. In Italia, sono stati adoperati gli slogan “Lotto Marzo” e “Libere di essere”, mentre a Londra ci sarà la Million Rise March and rally, sabato 11 Marzo.

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Fonte: La Repubblica, 9/03/2017

Di certo, gli aggiornamenti del Glass Ceiling Index confermano la necessità di politiche più inclusive nei confronti delle donne lavoratrici, anche nei Paesi in cui sembra essere passato il tempo delle discriminazioni. Al contempo, si può cogliere un segnale incoraggiante nella discussione che si è venuta a creare sull’argomento, a livello istituzionale e sociale.

Una maggior consapevolezza della collettività rispetto alle questioni di genere è il primo passo verso la parità.

Post Author: Lara Corsini

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