May vs Sturgeon: unità o indipendenza?

“Il governo britannico rifiuta ogni compromesso che ci consenta di rimanere almeno dentro il mercato comune europeo, non ci resta altra strada che decidere da soli il nostro futuro”.

Sono queste le parole con cui Nicola Sturgeon sposta l’attenzione mediatica sulla Scozia, riaccendendo il dibattito sul tema dell’indipendenza.

Le tensioni tra Scozia e Inghiterra sono così risalenti nei secoli da non suonare troppo assurda come richiesta quella dell’indipendenza. Ci avevano già provato nel 2014 e l’intento era fallito per pochissimo, 55 a 45, decretando la sconfitta di coloro che desideravano un futuro indipendente per la Scozia.

Secondo la premier però, i termini oggi sono di gran lunga cambiati: “Due anni e mezzo fa non sapevamo che restare parte del Regno Unito avrebbe significato uscire dall’Unione Europea”. L’obiettivo di Edimburgo è quindi arrivare al voto referendario prima che il divorzio da Bruxelles sia definitivo, così da lasciare effettivamente libera scelta agli scozzesi, sul loro futuro, fuori o dentro dall’Europa.

Referendum scozia

Nonostante le intenzioni della Sturgeon siano chiare se non chiarissime restano due incognite di non poco conto.

La prima è se il governo britannico alla fine permetterà il referendum. Serve infatti il placet del Parlamento di Westminster perchè il referendum bis, come è gia stato soprannominato, possa essere concretamente realizzato. Sicuramente le Camere inglesi dovranno ponderare bene la scelta. Un si di Westminster esporrebbe il Regno Unito alla possibilità di una grave perdita, aumentando l’insabilità politica ed economica che già la Brexit sta creando. D’altro conto un no sarebbe l’equivalente di sconfessare due decenni di devolution in tutto il paese e andare a uno scontro frontale con la Scozia, con un rischio altrettanto grande di insabilità politica ed economica.

La seconda incognita riguarda la futura relazione fra Scozia e Unione europea. Il gruppo dei 28(o forse faremmo meglio a dire 27) accetterà o meno la Scozia tra i suoi membri, senza bisogno che Edimburgo si metta in coda per un lungo processo di ammissione che aspetta a ogni nuovo Paese entrante?

Il futuro della Gran Bretagna è avvolto da una fitta nebbia di incertezze.

Una certezza però ormai l’abbiamo: le future generazioni studieranno una nuova cartina politica durante le lezioni di geografia.

Post Author: Soraya Pedone

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