Londra

L’attacco a Londra e la comunità italiana sui social

Ieri pomeriggio, intorno alle 14:30 sul ponte di Westminster (nella foto) un’autovettura guidata da un uomo (inizialmente identificato come un estremista) si è scagliata sui turisti e passanti, in uno dei luoghi più popolari e fotografati di Londra, proprio accanto al celebre Big Ben.

Questa azione, che la polizia di Scotland Yard ha etichettato come “atto terroristico”, ha causato la morte di 5 persone: tre travolte dal SUV, un poliziotto di guardia all’ingresso del Parlamento accoltellato dall’attentatore e lo stesso aggressore poi abbattuto dalle forze di sicurezza all’interno del complesso che ospita l’assemblea legislativa, dove l’uomo si era introdotto, dopo aver abbandonato il veicolo, brandendo due coltelli.

Questa mattina sono apparse delle notizie circa 7 arresti tra Londra e Birmingham. on  stata ancora diffusa l’identità dell’attentatore ma pare fosse noto alle forze dell’ordine.

Nell’attentato sono rimaste ferite anche una quarantina persone, tra di loro una ragazza di Bologna che ha riportato lievi ferite e una donna romana ricoverata in condizioni più serie.

Mi chiamo Giulia Livia, sono nata e cresciuta a Trieste, sono una giornalista freelance e ora mi trovo a Londra dove svolgo la mansione di caporedattrice per il magazine The Italian Zone, rivista online e cartacea per gli italiani che vivono a Londra. Il progetto è del Fogolar Furlan.

Durante il pomeriggio mi trovavo, per fortuna, a casa. Durante questa mia permanenza a Londra mi capita spesso di prendere la metro o spostarmi a piedi per fare delle interviste o per scattare delle foto per i reportage della rivista. Oggi nei pressi di Westminster doveva essere una giornata come un’altra anzi forse meglio dato che si vedeva addirittura un po’ di sole!

 

Ho saputo della notizia praticamente subito, ero connessa alla ricerca di news da inserire nel magazine. La prima fonte dalla quale ho potuto capire che qualcosa non andava era direttamente la BBC News, con un titolo che non poteva essere frainteso: ” Westminster Attack”. Cliccandoci poi sopra mi si è aperta una pagina con una diretta su Westminster completamente deserta (una cosa innaturale!), poliziotti, macchine della polizia e ambulanze e gente a terra.

Volevo saperne di più ma in quel momento c’erano solo poche righe confuse. Con il passare delle ore si sono potute scoprire più informazioni a riguardo, tra cui quella dei giornalisti bloccati, per la loro incolumità, dentro al Parlamento. Mi sono immaginata la scena dei “colleghi” inglesi che cercano di ricavare più informazioni possibili, fotografare e mandare tutto alle redazioni tramite Whatsapp o altre app del genere.

Tutta la nostra redazione (7 ragazze provenienti dal Friuli Venezia Giulia) si è confermata salva nella nostra chat privata e alcuni miei contatti Facebook mi hanno scritto volendosi accertare che stessi bene. Anche i contatti triestini che ho qui stanno bene e non si trovavano vicino alla zona calda a quell’ora.

Posso raccontarvi cosa ho visto sui social e posso dire di essere rimasta stupita. Gli italiani a Londra sono molto legati, ci sono diversi gruppi su Facebook dedicati agli italiani, il loro scopo non è solo quello di condividere informazioni utili, c’è anche una spontanea alleanza. In molto gruppi c’era gente che chiedeva pubblicamente se “stessimo tutti bene”, visti i numeri dei componenti di questi gruppi era una domanda posta ad una massa di sconosciuti, ma è stata fatta ugualmente.

Molti altri postavano notizie, cercando quelle più recenti e altri ancora, specialmente su twitter, avvisavano dei disguidi tecnici degli autobus e delle metropolitane. Tutta la zona centrale, il cuore di Londra per intenderci, è stato chiuso al traffico e l’ Underground è stato sospeso fino alla stazione di Victoria / Embankment. Fortuna nella sfortuna, non era l’ora calda dei “pendolari”.

Scotland Yard parla di terrorismo. Circa l’identità dell’attentatore che sembra essere nota alla Polizia, è stato smentito quanto riportato dal sito Arabiya e la britannica Channel 4, che aveva indicato come colpevole un imam di Clapton, considerato un “predicatore d’odio”, noto all’intelligence britannica sin dal 2006.

C’è da dire che dentro al Parlamento si trovava il Primo ministro Theresa May, che qui a Londra è stimata da chi ha votato “sì” alla Brexit, ma molto più detestata dalla popolazione che chiamano “immigrata” ma che ha reso Londra una grande capitale (700mila il numero degli immigrati intraeuropei, tra chi lavora nella City , chi possiede un proprio negozio o lavora nei diversi settori economici), Le ultime novità sulla riuscita di una “Hard” Brexit fanno respirare nell’aria un po’ di malcontento generale.

Non si tratta di Brexit però. Si tratta ancora una volta di un atto di terrorismo, in pieno giorno, che ha fatto vittime innocenti e mette addosso brividi e tanti tanti dubbi.

Attualmente le strade attorno al Parlamento risultano ancora chiuse.

Post Author: Giulia Livia

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