Carlo Della Giusta

“Si fa presto a dire ‘parti!'” – Londra e gli emigrati italiani secondo Carlo della Giusta

Carlo Della Giusta, espatriato da Udine a Londra per andare a lavorare come informatico nell’ambito finanza nella City, negli anni 2014-2015.  La sua esperienza è racchiusa nel suo libro “Si fa presto a dire ‘Parti!’” nel quale, senza retorica ne romanzo, racconta la sua storia di emigrazione come nessuno forse aveva osato fare. Parlando di pancia e di sensazioni, con una buona dose di ironia e di divertimento, ma anche toccando temi e sensazioni di dolore.

  1. Ti si può considerare un emigrante di terza generazione: tuo nonno e tuo padre fecero la stessa scelta, emigrare dal proprio paese d’origine. Pensi che sia ancora una scelta efficace per gli italiani?

E’ una bella domanda. Dico di sì aggiungendo che è una scelta che difficilmente viene fatta perché “piace”. Emigrare è diventata una scelta forzata. In Friuli questa cosa si è molto sentita, siamo un popolo di migranti.

 

  1. Quindi è come un ritorno alle origini?

E’ come se fossimo tornati alle origini, agli anni di mio nonno. In molti sono costretti ad emigrare. Prima di Londra ho vissuto a Villach, in  entrambi i casi sono state scelte dettate dalla convenienza e dalle opportunità,, non ero spinto dall’ avventura.

 

  1. Secondo te c’è un età precisa per emigrare?

Io consiglio di farlo in età più giovane possibile. Io sono arrivato a Londra a 45 anni e confermo che tutto si può fare ma è più semplice quando sei giovane. Ero in Austria a 29 anni e certe cose ero molto meno complicate.

 

  1. Ci sono molti giovani italiani laureati che sognano Londra…

Nel mio caso, io sono partito grazie ad una proposta che mi era stata fatta direttamente dalla City. Posso dire che sbarcare in un paese straniero e cercare lavoro è una cosa parecchio complessa, specialmente a Londra.

Londra non è la “El Dorado” che tutti credono. E’difficile trovarci lavoro, sono tanti quelli che tornano a casa delusi dalle proprie aspettative (irreali). A Londra nessuno ti regala niente.

 

  1. Diretto ed onesto!

Questo è uno dei fili conduttori del mio libro. Non è concettuale, racconto il mio personale punto di vista, portando il lettore a rivivere con me certe aspetti e sensazioni della vita londinese, che si tratti di momenti divertenti ma pure tragici, passando per i dubbi esistenziali che tutti noi ci facciamo vivendo all’estero. Senza filtri o timori, ho scritto ciò che provavo. Mi esprimo così, può piacere o non piacere.

Londra è una città dove bisogna rimboccarsi le maniche, prendersi le proprie batoste e le proprie , anche piccole, soddisfazioni. E’ una città che ti raccontano nella maniera sbagliata, a livello lavorativo è come tutte le altre grandi metropoli.

 

  1. Quando ti hanno chiamato dalla City, è stato difficile prendere la decisione tra un probabile futuro a Londra e la tua vita già avviata in Italia?

Non ho avuto molto tempo per decidere. Avevo cinque i giorni. Cinque giorni per valutare se ne valeva la pena o no, ho accettato la sfida ma non ti nascondo che è stata una fatica bestiale. Sapevo ciò che lasciavo ma non sapevo che cosa avrei trovato, può essere banale ma finché non vivi a Londra, non solo da turista, non sai com’è davvero.

 

  1. Nonostante questi gradi dubbi alla fine hai detto sì..

Io sono innamorato di Londra e la proposta che mi era stata fatta era molto importante. Mettermi alla prova in una squadra di alto prestigio e a livello internazionale. L’informatica a Londra la fa da padrone e non potevo lasciarmi sfuggire questa opportunità nel campo che è il mio mestiere da sempre.

 

  1. Come hai vissuto Londra?

Mi piace pensare di essere stato un vero Londoner in una vita precedente. Londra mi scorre nelle vene e mi è rimasta nel cuore. L’avevo già vista da turista ma per viverci bisogna passare alcuni shock culturali contro i quali si va a sbattere: dalle modalità di pagamento settimanali a mille altre cose di cui parlo nel mio libro.

 

  1. Mi piacerebbe mi parlassi dei rapporti interpersonali in questa città. Hai dichiarato in un’intervista che gli inglesi sono “friuliani al quadrato”, un’ affermazione molto curiosa.

Innanzi tutto definiamo friulano! Il friulano è piuttosto diffidente, una persona con cui si fa molta fatica per entrare in contatto però una volta che viene distrutta questa barriera di diffidenza, un friulano è tuo amico per sempre.  Ecco, con gli inglesi fai ancora più fatica ma al momento in cui si è in confidenza, sono grandi amici e grandi persone. Si tratta di andare oltre alla maschera “polite” che spesso usano. Basta guadagnare la loro fiducia un pezzettino alla volta, come si fa con i friulani.

si fa presto a dire parti della Giusta
La copertina del libro

 

  1. Le differenze tra il lavoro in U.K. e il lavoro in Italia?

Ci si potrebbe scrivere un libro!  In U.K. si fanno le cose molto bene e le si fa in una volta sola, la loro carta vincente è l’ottima organizzazione, a noi italiani spesso manca, ma dall’altra parte lo sappiamo! E proprio per questa minore organizzazione siamo pronti a fronteggiare ogni tipo di imprevisto o a cambiare i piani. Gli inglesi non riescono a concepire una cosa simile. E’ nei nostri geni italiani il saperci arrangiare.

 

  1. Cosa pensi della situazione lavorativa in Italia sia per i giovani studenti / Laureati che per i professionisti come te

Per quanto riguarda i professionisti come me, è dura. E’ difficile farsi valere, molto spesso ha successo chi si sa vendere e non chi merita davvero. Non si valorizza chi sa fare. Invece per i giovani il grosso problema è che la scuola non li prepara più.  In teoria io dovrei temere un giovane laureato perché dovrebbe avere più conoscenze aggiornate di me ma nella pratica non è pronto e gli mancano tutte le basi per affrontare il mondo del lavoro. A livello internazionale un Laurea purtroppo non basta.

 

  1. Andare all’estero può aiutare?

Fanno credere che arrivato alla Laurea uno sia “arrivato”, in realtà a livello di conoscenze si è ancora inesperti, magari si ritrova simile agli altri italiani ma rispetto ai Laureati esteri parte in svantaggio, figurati nella competizione per lavoro!

La soluzione è cercare di andare oltre agli studi e andare in cerca di esperienze formative e crescere personalmente. Bisogna avere fame di conoscenza, avere passione, non basta la preparazione di base.

 

  1. Un po’ il motto di Steve Jobs: “Stay Hungry, Stay Foolish”

Esatto! Per emergere devi fare più fatica, impegnarti, lavorare su te stesso, non basta solo la scuola.

 

  1. Da migrante 2.0 , che nel 2014 ha deciso di prendere la sua vita e stravolgerla a Londra. A posteriori è un’esperienza che consiglieresti e rifaresti?

Sì, assolutamente. Vivere all’estero è un’esperienza che ti allarga gli orizzonti. Che tu decida di viverci per sempre  o solo per un periodo. Quello che guadagni è un bagaglio culturale incredibile. Se si ha la possibilità e la voglia di farlo, fatelo. Partite.

Il primo libro di Carlo Della Giusta “Si fa presto a dire ‘Parti!’ si trova su Amazon/IBS/Feltrinelli, Rizzoli / Google play/Mondadori in versione cartacea o e-book.

Dove parla della sua “andata” nel secondo ci racconta perché ha deciso di tornare:il secondo libro è in preparazione, sarà pronto entro la fine del 2017

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SITO: http://sifaprestoadireparti.altervista.org/

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Post Author: Giulia Livia

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