Afterhours

INTERVISTA: Gli Afterhours a Londra

The Italian Zone incontra gli Afterhours, prima del loro live all’ O2 Academy Islington a Londra.

Intervista: Giulia Livia – Foto: Soraya Pedone


Questi ultimi anni degli Afterhours sono stati di trasformazione per la band. Dopo l’uscita di Giorgio Ciccarelli e Giorgio Prette (entrambi nel 2014), come si possono definire gli Afterhours del 2017? E in confronto a quelli degli anni ’80?

Gli Afterhours del 2017 sono una band molto coesa e complice, anche a seguito della lavorazione e seguente uscita dell’ultimo album che ci ha cementato molto.
L’uscita dei due Giorgi è stato un passaggio necessario in un momento in cui quella formazione invece aveva esaurito il propio ciclo, puntano e artistico.

‘Folfiri o Folfox’ è un concept album molto interessante e a tratti forse oscuro per le tematiche che racconta, prima tra le quali la morte. Un disco così intricato ed intimo come si presenta sul palco?

Molto efficace! Ma lo sapevamo dato che la sua stesura in studio è stata fatta quasi a strati rispettando l’identità e le parti suonate da ognuno dei membri della band come fosse già stato pensato per la migliore resa live possibile.
Il disco è molto vario, musicalmente, sia nelle scelte sonore che nella strumentazione. Oggi siamo qui a Londra e tra poco suonerete sul palco del O2 di Islington. Secondo voi, il vostro sound è facilmente apprezzabile dal pubblico inglese e straniero oppure sapete che le vostre composizioni si faranno notare perché ricamate su stampo italiano e perciò “esotico” all’estero?

Entrambe le cose. Abbiamo riferimenti anglosassoni come credo tutte le rock band del pianeta ma al tempo stesso una componente di esotismo tutta italica che amiamo preservare perché abbiamo già avuto modo in passato, sia in Europa che negli Stati Uniti così come in Cina, di testare quanto interessante possa risultare agli occhi e alle orecchie del pubblico straniero.
Parlo anche dell’uso della lingua italiana che per tutti ha un suono originale e melodioso, cosa che in ambito rock è piuttosto rara. 

Afterhours

Che tipo di show avete preparato? Qualcosa di spettacolare o più intimo?

Intima sara’ la dimensione, almeno rispetto ai concerti a cui siamo abituati in Italia ma il concerto sarà potente e scuro come quello dell’ultimo tour appena terminato in Italia.

Mi piacerebbe chiedervi una vostra personale descrizione di Londra. Anche voi siete tra quelli che ne sono rimasti affascinati?
Si a più riprese e credo ognuno di noi a modo proprio.
Io negli ultimi anni l’ho frequentata più spesso, per vicende personali ed amicizie e l’ho trovata molto viva e stimolante in termini di possibilità e proposte artistiche.
Mi sembra invece si stia perdendo un po’ di unicità e identità in alcuni quartieri storici causa globalizzazione (vedi bricklane..).
È sempre affascinante  però suonare nella city, non c’è dubbio.

Nel 2006 venne creata la versione internazionale dell’album ‘Ballate per piccole iene’ (Ballads for Little Hyenas), dove è stato aggiunto un duetto con Lou Reed. Il disco venne distribuito per l’Europa e vi portò anche in tour negli States. Siete tra le poche rock band italiane a fare questo genere di scelta “fuori dal proprio territorio”. Cosa ne pensate della musica italiana al giorno d’oggi e dell’ espatriare all’estero con la propria musica.
Che ci siano molte più possibilità al giorno d’oggi rispetto a 10 e ancor più a 20 o 30 anni fa. Alcuni artisti italiani finalmente hanno trovato  una loro dimensione anche all’estero, anche se prevalentemente nell’abito dance o comunque dell’elettronica da club (vedi bloody beetroots, crookers, riva starr, clap clap).
Più dura col rock ‘n’ roll perché è davvero andare a rubare a casa dei ladri…ma il gradimento del pubblico americano o anglosassone, che ancora pensa che in Italia il rock non esista, è stata una grossa soddisfazione in passato, per noi.
Vai a giocare nella serie a e ti rendi conto di poter competere tranquillamente con loro, senza inutili riverenze ma solo con rispetto dello storico.

 

Afterhours

Proporrete al pubblico dell’O2 qualche traccia in inglese?

Non credo. In questi tour in Europa la prevalenza di italiani spesso è schiacciante e se così dovesse essere anche stasera penso che faremo tutto il concerto in italiano.

Oggi in Italia pare che il cantante o un gruppo italiano per avere successo debba iscriversi ad un talent. Manuel Agnelli ha visto questa nuova realtà da vicino con X-factor. Cosa ne pensate di questo, tra virgolette, “sfruttamento” di talenti e ambizioni? Gli Afterhours vengono da un contesto temporale molto diverso.
Non amiamo le gare, hanno davvero poco a che fare con l’arte.
Ma X factor non va demonizzato.
È una fucina di talenti, prevalentemente interpreti però, almeno fino ad ora.
Il ruolo importante che svolge la trasmissione però è un altro a parer mio:
Mette al centro la musica e così facendo negli anni (complice anche la scelta di manuel come giudice nell’ultima edizione) si sta riaccendendo un po’ la luce sulla musica in televisione.
Iniziano a rivedersi alcune trasmissioni musicali e sembra ce ne sia di nuovo richiesta anche da parte del pubblico.
Questo non può che innescare un circolo virtuoso che mi auguro ridia centralità alla musica in TV.

Ultima domanda: cosa vi aspetta in questo tour e cosa ci dobbiamo aspettare noi fan degli Afterhours, sia in Italia che qui a Londra.
È un modo per noi di compattare ulteriormente la band vivendo un’avventura diversa e unica.
Le dimensioni ridotte dei club aiutano a rendere intime e speciali le performance, per noi e per il pubblico. 

Post Author: Giulia Livia

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