Oltre il 25 Aprile: gli expat Italiani durante il fascismo, tra Little Italy e Radio Londra

Il 25 Aprile cade la ricorrenza della Festa della Liberazione, una giornata istituita per commemorare la fine del Nazifascismo e la Resistenza portata avanti in Italia.

Pur non essendo una Bank National Holiday nel Regno Unito, non c’è occasione migliore per esplorare il caso degli expat Italiani in questa particolare fase storica.

Com’erano l’emigrazione e la comunità italiana a Londra, prima e durante il fascismo?

Little Italy nel 1890

Le comunità italiane nel Regno Unito, soprattutto a Londra, Peterborough e Manchester, si ampliarono in maniera esponenziale a partire dalla metà del 1800.

I flussi migratori in uscita dall’Italia, in quell’epoca, furono senza precedenti e coinvolsero dapprima le regioni settentrionali (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, soprattutto), poi quelle meridionali (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). I Paesi di destinazione variavano dagli Stati Uniti ad altre nazioni Europee, soprattutto Francia, Germania e Svizzera.

Il numero di emigrati italiani a Londra arrivò a 25.000 nei primi del 1900, migliaia di persone perlopiù concentrate nell’area di Clerkenwell – un quartiere che fu poi per decenni identificato come “Little Italy”. Nella zona, nacquero varie scuole bilingue italo-inglesi, che prolificavano insieme alle attività commerciali.

Clerkenwell Green

Con l’avvento del fascismo, il flusso in uscita subì un brusco calo. Il regime volle cooperare il più possibile con le comunità italiane nel mondo: all’angolo di Trafalgar Square (4, Charing Cross Road) fu inaugurata quella che veniva ritenuta la “più importante sede del fascio all’estero“.

Nei primi anni, il regime raccolse molti consensi, sia nella popolazione italiana residente, che tra gli intellettuali inglesi – ricordiamo, infatti, il supporto del Daily Mail e del Daily Mirror, insieme al gruppo fascista inglese di Oswald Mosley.

La situazione cambiò radicalmente, tuttavia, dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e lo schieramento dell’Italia contro gli Alleati, di cui il Regno Unito faceva parte.

Moltissime restrizioni furono attuate nei confronti degli italiani residenti a Londra. Oltre 4.500 persone vennero imprigionate, mentre i 20.000 italiani in tutto il Regno Unito subirono internamenti e ghettizzazioni. Tra di essi, paradossalmente, vi erano moltissimi anti-fascisti ed ebrei.

Una data tragicamente nota è quella del 30 Giugno 1940: il governo Inglese volle espellere 732 italiani in Canada, imbarcandoli nella Arandora Star, che però venne affondata nell’Atlantico da un sottomarino tedesco (causando oltre 400 morti).

Nonostante il disastro della Arandora e l’internamento, tantissimi italo-britannici cooperarono con Londra per contrastare il regime e accolsero rifugiati politici, fino alla svolta dell’8 Settembre 1943.

Nel frattempo, prese vita una forte collaborazione tra gli antifascisti italo-londinesi e la BBC radio: all’interno delle trasmissioni di Radio Londra, infatti, trovarono voce oppositori, giornalisti e intellettuali, ampliando lo spazio in lingua italiana, già presente dal 1938 con il Colonnello Harold Stevens (il “Colonnello Buonasera“).

Il Colonnello Harold Stevens, principale voce delle news in lingua italiana

Il successo della campagna d’Italia da parte degli Alleati venne correlato anche all’apporto di questi servizi in italiano della radio britannica, che inviavano segnali e comunicazioni utili alla stessa resistenza italiana.

Le trasmissioni di Radio Londra, unite al collaborazionismo dei connazionali in Regno Unito, divennero un caposaldo della propaganda antifascista, nonché simbolo dell’informazione libera tra il 1943 e il 1945.

Post Author: Lara Corsini

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