Paolo Villaggio: l’icona della comicità italiana e il periodo inglese

Nella mattina di ieri, Lunedì 3 Luglio, si è spento l’attore Paolo Villaggio, icona di comicità del dopoguerra italiano, che ha trascorso un poco noto periodo della propria gioventù tra Londra e Regno Unito.

Il Ragionier Fantozzi, al secolo Paolo Villaggio è scomparso ieri mattina all’età di 84 anni, presso una casa di cura a Roma.

Emblema disincantato della generazione proletaria del secondo dopoguerra, il suo personaggio Ugo Fantozzi ha spopolato come simbolo di comicità e critica sociale, a partire dagli esordi degli anni sessanta.

Villaggio ha dato un grande contributo alla scena dello spettacolo italiana, tra radio, televisione e cinema, lavorando anche come scrittore, giornalista e attivista politico.

Con una ricca carriera dedicata alla risata e alla rappresentazione di una società senza maschere, pochi sanno che l’attore ha vissuto per un periodo in Regno Unito, poco prima del matrimonio con Maura Albites.

Paolo Villaggio si è infatti trasferito a Londra nel 1954, subito dopo gli studi, per seguire quella che nel ’58 sarebbe diventata sua moglie e che all’epoca aveva trovato lavoro proprio nella capitale britannica.

Nei due anni trascorsi su suolo inglese, ebbe modo di lavorare prima come guardarobiere in un nightclub, poi agricoltore a Bedford, approdando poco dopo alla BBC come speaker radiofonico. Successivamente, ha lavorato per un periodo a bordo di navi da crociera, come cabarettista, insieme all’amico Fabrizio De André.

Per quanto breve, la parentesi inglese di Villaggio è rappresentativa dei migranti dell’ultimo dopoguerra, che negli anni cinquanta hanno lasciato l’Italia alla volta dell’Inghilterra e di altre mete.

Possiamo idealmente trovare un richiamo a questa esperienza nel film “Io no spik inglish“, diretto dai fratelli Vanzina, che ha per protagonista un ormai navigato Paolo Villaggio nei panni dell’assicuratore Sergio Colombo.

La pellicola gioca sull’impatto tra la generazione a cui Villaggio appartiene con la società moderna, proiettata alla globalizzazione e legata alla conoscenza dell’inglese come lingua internazionale, necessaria perfino per lavorare in Italia.

Tra Oxford, lezioni in gruppi di bambini e gite allo stadio, il film offre uno spaccato della società italiana degli anni ’90, oltre a spunti di riflessione per gli expat dei giorni nostri, giostrandosi tra risate e paradossi.

Una visione consigliata per ricordare l’identità artistica di Villaggio, insieme a una bella maratona dei film di Fantozzi.

Post Author: Lara Corsini

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