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Londra, Roma e Cina: milioni di euro e 20 arresti

Milioni di euro di denaro (per la precisione 18) derivanti da un traffico di droga, sono stati scoperti tra Roma, Londra ed altre città italiane, collegati anche ad attività riconducibili alla comunità cinese. La Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha richiesto l’esecuzione di un’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale romano, che ha portato all’arresto di 20 persone da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Roma.

Oltre agli arresti è stato disposto l’obbligo di dimora con interdizione da attività imprenditoriali e professionali per ulteriori 5 persone soggette a gravi indizi per reati di riciclaggio aggravato da autoriciclaggio, transnazionalità ed uso di denaro di provenienza illecita, emissione e impiego di fatture per operazioni fittizie. I Carabinieri sono riusciti a risalire a due gruppi criminali: il primo con a capo due imprenditori italiani, Stefano Taccini e Fabio Splendori, con base a Roma che erano riusciti a mettere insieme ben 15 milioni di euro nell’area lombardo-milanese raccogliendo profitti illeciti della comunità cinese. Attraverso alcuni bonifici con fatture per movimenti inesistenti, il denaro sporco raggiungeva alla fine una società di Londra, dove membri della stessa comunità cinese rientravano in possesso del denaro, che così rientrava in circuiti ‘legali’. L’altro gruppo faceva invece capo ad un altro imprenditore della provincia capitolina, Alessio Del Vecchio, che era riuscito a riciclare 3 milioni di euro, proventi della vendita di sostanze stupefacenti a Roma.

DDA

In questo secondo caso uno degli arresti ha riguardato proprio un imprenditore romano che già una volta era stato condotto in carcere per il reato di riciclaggio (all’epoca a beneficiarne fu Enrico Nicoletti, noto cassiere della Banda della Magliana). Entrambe le indagini derivano da un’attività investigativa principale sempre condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma: nascerebbe da ipotesi di reato quali il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni (con metodo mafioso) nei confronti di un commercialista originario di Napoli, residente nella capitale e in permanenti rapporti con membri di un’organizzazione di stampo camorristico. Il commercialista è già in carcere dal novembre 2015.

Post Author: Michele Pesce