Elezioni 2018. Vincitori, vinti e vari scenari

 

I dati certi della tornata elettorale sono la netta vittoria del Movimento 5 Stelle, l’affermazione decisa della Lega come forza di punta del centrodestra, il crollo disastroso del PD e i negativi risultati delle altre formazioni politiche.

 

Esulta Di Maio e con lui tutto il movimento fondato da Grillo, le proiezioni parlano chiaro: oltre il 32% alla Camera e 31% al Senato, nettamente il primo partito italiano, e se analizziamo il voto per aree geografiche è strepitoso il risultato nelle regioni del sud dove sfiora il 48% e si aggiudica probabilmente tutti i collegi uninominali in Sicilia e Sardegna.

Ottimi i risultati di Di Maio nel suo collegio, 63% di preferenze, e Roberto Fico a Napoli col 58%.

Salvini è riuscito nell’impresa e la sua Lega, diventata forza nazionale, supera i consensi di Forza Italia: 17% contro 14% è un dato rilevante che lo pone alla guida della coalizione di centrodestra a danno degli azzurri di Silvio Berlusconi, leader che nell’ultima campagna elettorale ha mostrato evidenti sintomi di stanchezza. Fratelli d’Italia supera agevolmente la soglia di sbarramento.

La sconfitta del PD era annunciata ma non le sue proporzioni e si attendono nelle prossime ore le dimissioni di Renzi dalla segreteria: i dati sono impietosi, appartengono ad un lontano passato il 40% delle Europee e la quasi vittoria di Bersani di 5 anni fa. E i partiti della coalizione non hanno fatto da traino, il 23% complessivo è una Waterloo per il centrosinistra.

E ancora delusioni provengono da sinistra. Sotto le aspettative LeU, le ore notturne di apprensione per il superamento del traguardo del 3% pongono il progetto guidato da Grasso in un angolino. Peggio è andata a +Europa della Bonino, fuori dal Parlamento, la sua unica soddisfazione è la vittoria nel collegio di Roma.

Sopra l’uno per cento Potere al Popolo che festeggia un risultato positivo per un partitino di recente federazione ma assolutamente lontano dai palazzi che contano.

 

Delusione anche per Casapound, la forte esposizione mediatica non ha coinciso con il traguardo sperato: 1% circa dei consensi, pesa il “voto utile ” degli elettori di destra che hanno preferito spingere la Lega e Salvini verso il governo.

 

Quale scenario si apre? Nessuno dei 3 poli ha i numeri per governare il paese in autonomia, e la situazione che dovrà affrontare il Presidente è complessa.

Il M5S è al centro della scena politica e rivendica un ruolo determinante, potrebbe chiedere la convergenza di alcune forze su temi specifici senza stringere alleanze vincolanti, il PD si avvia verso un’opposizione di legislatura che le permetterà di chiarire la sua linea politica, la Lega ha vinto la sfida interna nella coalizione e Tajani, candidato da Forza Italia come possibile Presidente del Consiglio, è affossato. Salvini premier non è più uno slogan elettorale, ma trovare alleanze  senza accantonare Forza Italia e FdI è impresa improbabile.

 

Si fa strada quindi un’ipotesi che già durante la campagna elettorale qualcuno sussurrava a bassa voce e che adesso pare meno inconfessabile: un governo pentastellato e leghista di stampo populista ed euroscettico, sicuramente un cambio epocale nella sclerotica politica italiana.

Post Author: Michele Pesce