E se i nuovi barbari non fossero alle porte di Roma?

 

“ Roma apre le porte ai nuovi barbari ” titola l’articolo del Financial Times il 14 maggio scorso, e il giornale inglese non poteva scegliere periodo migliore, o peggiore, per rendere ancora più torbide le acque politiche italiane.

 

Con il contratto per il governo del cambiamento non ancora reso pubblico alla data delle pubblicazione dell’articolo e lo stesso governo M5S e Lega in attesa del via libera del Presidente, e la presentazione alle Camere per ricevere la fiducia, l’ennesima presa di posizione negativa da parte della stampa estera appare piuttosto sospetta.

Il Financial Times non usa giri di parole per esprimere le proprie critiche a partire dai partiti tradizionali che, a causa di “ un miserevole malgoverno ” hanno consentitol’affermarsi di formazioni chiamate populiste, termine che assume la solita valenza negativa.

 

«L’Italia è sul punto di insediare il governo più insolito e inesperto che abbia mai guidato una democrazia dell’Europa occidentale dalla firma dei Trattati di Roma del 1957» afferma il FT uniformandosi al pensiero comune degli euro convinti, in primis l’apparato politico burocratico europeo a cui molti media fanno da cassa di risonanza.

 

Reddito di cittadinanza, superamento della Legge Fornero, partnership con la Russia, misure contro l’immigrazione selvaggia con il relativo superamento dell’accordo di Dublino: temi indigesti anche in terra inglese nonostante la Brexit e l’uscita effettiva dall’UE sia in vista. Ma qual’è allora il motivo capace di scatenare così tanta attenzione e preoccupazione? Essenzialmente uno: il rischio del contagio, l’onda lunga che partiti e movimenti outsider potrebbero avere al di fuori dei confini nazionali e che non mancherebbe di contagiare paesi come l’Inghilterra dove lo status quo politico appare solido, specie dopo il crollo dell’UKIP nelle recenti consultazioni locali. Certamente mancano la crisi economica e il miserevole malgoverno che hanno oppresso l’Italia a far da detonatore e nessuno si augura che ciò avvenga. Ci aggiungiamo un pizzico di consueta ironia e supponenza, in passato meritate entrambe, e il piatto è pronto.

 

Nella cultura classica i barbari erano considerati gli stranieri, gente che parlava altre lingue e dagli usi e costumi diversi rispetto ai Greci prima e ai Romani successivamente. Nell’accezione moderna il barbaro non è solo genericamente uno straniero ma è avvertito come un selvaggio, un portatore di cultura violenta e arretrata e di valori arcaici.

E se i nuovi barbari non fossero alle porte di Roma, ma avessero già superato, non visti, anche le porte di Londra?

Post Author: Michele Pesce