Fausto Melotti – Quando la musica diventa cultura

Dal 16 Gennaio fino al 7 Aprile 2019 sarà visitabile alla Estorick Collection of Modern Italian Art  la mostra Fausto Melotti, uno degli indiscussi protagonisti della ricerca astratta in Italia ma, sorprendentemente, ancora poco conosciuto nel Regno Unito.

Nato a Rovereto nasce nel 1901 a Rovereto,  studia fisica e matematica presso l’Università di Pisa prima di laurearsi in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano nel 1924. Influenzato dalla musica e dalla matematica, il suo percorso artistico spazia dalla scultura alla ceramica e alle composizioni bidimensionali.

Consegue il diploma di pianoforte e nel 1928 si iscrive all’Accademia di Brera dove incontra Lucio Fontana con il quale stringe una profonda amicizia. Nel 1935 Carlo Belli, suo cugino, pubblica il trattato Kn, un volume descritto da Kandinsky come il “Vangelo dell’arte astratta”.

Questa mostra include lavori selezionati a partire dai primi anni Trenta fino agli anni Ottanta. Contrariamente alle opere degli anni Trenta, caratterizzate dalla solidità e geometria della forma, queste evidenziano, piuttosto, l’aspetto immateriale della scultura incorporando fili di metallo e stoffa.

Melotti si avvicina al gruppo parigino Abstaction-Creation e partecipa alla mostra di arte astratta a Torino. Lo stesso anno, la Galleria del Milione di Milano organizza la sua prima mostra personale, presentando lavori fortemente inspirati dai principi matematici dei contrappunti musicali. La mostra non riscuote il successo desiderato e per un certo periodo Melotti lavora sulla figurazione e su bassorilievi per edifici pubblici come il Palazzo della Giustizia di Marcello Piacentini (1937-1939), e quello per l’Esposizione Universale di Roma (EUR) pianificata per il 1942.

Durante il dopoguerra riceve diversi riconoscimenti per la ceramica. Nel 1967 espone alla Galleria Toninelli di Milano una serie di nuove sculture ottenendo l’apprezzamento che non aveva avuto nei primi anni della sua carriera artistica. Quando muore nel 1986, lo stesso anno la 42esima Biennale di Venezia gli dedica il Leone d’Oro alla memoria.

 

 

Post Author: Cinzia Villa