I ritratti rinascimentali di Lotto a Londra

Alla National Gallery fino al 10 gennaio 2019 il simbolismo e la profondità psicologica dei ritratti rinascimentali di Lotto

Celebrato come uno dei più grandi ritrattisti del Rinascimento italiano, Lorenzo Lotto ritraeva in modo univoco una sezione trasversale di sitter della classe media, tra cui chierici, mercanti e umanisti.

Lotto raffigurava uomini, donne e bambini in composizioni ricche di simbolismo e intrisi di grande profondità psicologica. L’aggiunta preminente di oggetti che lasciavano intendere lo stato sociale, gli interessi e le aspirazioni dei suoi soggetti aggiungevano un significato a ciascuna opera.

Con l’inclusione di documenti che sono sopravvissuti dai libri contabili di Lotto, questa mostra – la prima del suo genere nel Regno Unito – offre una visione straordinaria dello stile individualistico dell’artista e delle persone che ha ritratto.

Spesso definito spirito “romantico“, per l’estrema sensibilità e inquietudine caratteriale, nonché per la vita errabonda, operò soprattutto lontano dalla sua città d’origine, ovvero in Lombardia, a Roma e nelle Marche. Formatosi a Venezia,  trascorse la prima parte della sua carriera a Treviso. La commissione del grande polittico per i domenicani di Recanati (ora in Pinacoteca Civica) lo portò nelle Marche dove rimase per alcuni anni.

Nel 1509 fu anche a Roma, per lavorare nelle Stanze Vaticane prima dell’affidamento dell’intero lavoro a Raffaello. Successivamente è a Bergamo dove realizza alcuni dei suoi capolavori: le pale per Sant’Antonino e San Bernardino in Pignolo, la straordinaria serie di tarsie lignee per Santa Maria Maggiore con i complessi significati allegorici, e i numerosi ritratti nei quali riuscì a raccontare il carattere e la vita dei suoi committenti.

Nel 1525 torna a Venezia dove, nonostante la Pala di Sant’Antonino e quella per i Carmini, non riuscì ad affermarsi e continuò a lavorare per l’entroterra,  tornando  anche nelle Marche e a Treviso. Abbandonò definitivamente la città nel 1549 per trasferirsi nelle Marche e morì a Loreto dove si era fatto oblato della Santa Casa a testimonianza della profonda religiosità che lo accompagnò per tutta la vita.

Post Author: Cinzia Villa