BREXIT: UN’INCOGNITA

35 miliardi di euro di scambi commerciali, a tanto ammonta il bilancio commerciale tra Italia e Regno Unito oggi (dati 2017). E com’è suddiviso questo flusso? Oltre 23 miliardi di beni “made in Italy” destinati oltre le bianche scogliere di Dover a fronte di oltre 11 miliardi di manufatti d’oltremanica destinati al Belpaese.

Agroalimentare, abbigliamento e pelletteria, chimica e farmaceutica, automotive e macchinari, metallurgia, ma anche mobili, su cui a far data dal 30 marzo del prossimo anno potrebbero gravare oneri doganali per le Pmi italiane, sino a 2,5 miliardi di euro. E lo stesso varrebbe per le esportazioni delle aziende inglesi. Con l’uscita del Regno Unito dall’unione doganale europea infatti gli esportatori dovranno reciprocamente rispettare le regole in vigore per gli scambi con i paesi terzi previste dai codici doganali internazionali.

In questi giorni si sta delineando un’evidente mancanza di uniformità di vedute all’interno della House of Parliament. Il governo non ha ancora trovato un’intesa per decidere i passi da intraprendere prima del 29 marzo p.v.. Nel caso non dovesse trovare una soluzione condivisa, non vi sarebbe alcun periodo transitorio e già dal 30 marzo 2019 le relazioni tra Regno Unito ed Unione Europea sarebbero le stesse che si hanno con i paesi terzi. Questo vale sia per i controlli sui viaggiatori, sia per le movimentazioni delle merci. Vero è che al momento non sono previsti dazi all’esportazione, tuttavia all’atto dell’importazione in UK, le merci potrebbero essere assoggettate a dazi all’importazione nella misura che potrebbe essere stabilita a Londra. E viceversa.

Per quanto riguarda i controlli sui passeggeri da e per il Regno Unito già oggi vengono effettuati i controlli ai confini nazionali, dal momento che il Regno Unito non aderisce al trattato di Schengen. Con la Brexit tuttavia il Regno Unito sarà a tutti gli effetti un paese terzo, ciò significa che il sistema di controllo doganale sarà quello ordinario valido per i viaggiatori extra-Ue. Con queste premesse è difficile predire quali potrebbero essere gli scenari economici e di sviluppo futuri per i paesi europei.

Forse un’analisi più approfondita da parte di tutti (Brexiters in primis) sugli scenari macroeconomici futuri avrebbe avuto una maggior valenza e forse avrebbe portato ad una decisione più morbida nei confronti della casa comune Europea.

Post Author: Cinzia Villa